| Sergio's profilevoix de ville_il diavolo...PhotosBlogLists | Help |
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voix de ville_il diavolo non è mai così brutto come lo si dipingeDecember 18 CHITARRE 274, dicembre*Cose mie*
recensioni
OASIS, Dig out your soul, p. 26
KINGS OF LEON, Only by the night, p.27
COUNTING CROWS, Saturday nights ans Sunday mornings, p.27
TRAVIS, Ode to J. Smith, p. 27
ALBERT HAMMOND Jr, Como te llama?, p.28
TONY JOE WHITE, Deep cuts, p.28
DIRTY PRETTY THINGS, Romance at short nitice, p. 30
FLEET FOXES, Fleet foxes, p.30
ALEXANDER TUCKER, Portal, p.30
JAKOB DYLAN, Seeing things, p.118
articoli
NUGGETS OF ITALIA WAVE, p.82-84
DETI PICASSO, intervista, recensioni, trascrizioni musicali, p. 86-90
![]() December 03 nah!Cosa diavolo è successo a msn? prima quella modifica della posta (grafica orribile, implementazioni - secondo loro - della funzionalità di utilizzo che non stanno nè in cielo nè in terra), ora pure la grafica dello space?
Ma noooooooooo! November 17 CHITARRE 273, novembreCHITARRE, ottobrerecensioni mie:
AUTUMN DEFENSE, Autumn Defense (p.29)
STEVE WYNN, Crossing Dragon Bridge (p.29)
SIMONE FERRARI, Blue Step (p.30)
TOE!, Vivisezione di un Alluce (p.31)
CAT POWER, Jukebox (p.34)
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Questioni di Stile - Hank Marvin, il suono/lo stile/trascrizioni musicali dopo l'intervista di Joe Matera (pp.76-81)
Fiuggi Guitar Festival, reportage (pp.102-111)
September 12 CHITARRE, settembreAugust 17 CHITARRE, agostoJuly 18 proprio come l'anno scorso - Ha. Bi. a 180 gradi (18/07)Tillykke med fødselsdagen,
Tillykke til dig.
There's beauty in the silver, singin' river,
There's beauty in the sunrise in the sky, But none of these and nothing else can touch the beauty That I remember in my true love's eyes. Yes, and only if my own true love was waitin', Yes, and if I could hear her heart a-softly poundin', Only if she was lyin' by me, Then I'd lie in my bed once again (Bob Dylan)
July 07 CHITARRE, luglioJune 15 ooohm'ero dimenticato di dire che il ricordo di jeff healey è anche online sul sito di Chitarre, per chi non l'avesse letto sul numero cartaceo.
May 13 ahahahahahecco il risultato del test 'how british are you' su facebook.
definitely more british del segaiolo 'stereotipico' mi sembra un buon risultato.
I'm the loveable Brit
You're definitely more British than the stereotypical wanker but still not quite at the level of the diehard Brit. The Union Jack does make your heart flutter and you do love our Queen, but you still have a way to go. It doesn't really matter though, you're the kinda Brit everyone loves to hang out with! May 06 CHITARRE, maggio_ricordando Syd Barrett e Jeff HealeyQuesto mese, del sottoscritto, su Chitarre:
articoli
Lost in your eyes: ricordando Jeff Healey (articolo e trascrizioni), pp. 70-73
Syd Barrett, pp. 80-85 (seguono altre belle pagine di Marco Sersale su The piper at the gates of dawn e i PF al Piper di Roma nel '68) - yes, nell'indirizzo mio indicato c'è una -f- in più per sbaglio
Il Gipsy Jazz di Stochelo rosenberg e Salvatore Russo (articolo e trascrizioni), pp. 90-96
recensioni
LENNY KRAVITZ, It's time for a love revolution, p. 23
JOE HENRY, Civilians, p. 28
STEVE HACKETT, Tribute, p. 97
May 02 "mannaggiamo'seneva..."ieri stavo ascoltando un cd da recensire e prendevo appunti.
ascoltavo le canzoni, la musica, i testi, e affranto annotavo come fosse poco valido il tutto.
a un certo punto ho scritto qualcosa, cercando di non essere troppo 'distruttivo': '... un po' troppo...', con quell'un po' che aveva, nelle mie intenzioni, la funzione di smorzare, ammorbidire i toni della recensione.
poi le casse sparano la voce del cantante (una pessima imitazione del cantante dei muse): 'sono cazzi miei'.
resto sgomento, alzo la testa e fisso lo stereo.
avevo la finestra aperta, e la gente fuori ha guardato verso la finestra, sconvolta e sdegnata.
ho cancellato furiosamente un po'.
e che c... April 19 carta da pesce_la stampa nazionale di ieriNel marasma post elettorale tutto italiano, nulla è più confermato di quanto si dice bonariamente: il giorno dopo, i giornali si usano per incartare il pesce.
Come dire: quanto resta di utile, valido, 'consistente' etc. di quel che si scrive quotidianamente?
Niente o quasi.
Tre link: uno per dimostrare come non sia cambiato nulla (parlare della trasmissione di Santoro con la solita condanna ad personam sarebbe sparare sulla core rossa, no?), e per far capire qual è, al solito, l'antifona nel mondo musicale italiano.
Dalla Stampa di ieri-sezione 'musica', ladies and gentlemen, un'intervista a Pelù dove si parla di... politica, e ovviamente dell'innominato, no? Io non capisco come si fa a scrivere 'la voce dalla timbrica autenticamente ribelle'. Di 'musicale', in un pezzo su un cantante, si dice lo zero-virgola-schicchere. E si parla di politica. Se tanto mi da' tanto, se un uomo di spettacolo si mette a pontificare come un politico, allora anche l'innominato potrà fare l'istrione e raccontare barzellette e sorridere come una vedette, no?
Ad ogni modo - posto che di ribelle nel signor Pelù c'è zero-punto-zero (e diciamolo, il singolo è immondo), ecco il link:
Dalla carta straccia di ieri salviamo questo ritratto di Edward Norton Lorenz, giusto per ricordare cosa va effettivamente riportato nelle pagine dedicate alla cultura, e per sottolineare ancora una volta le differenze fra la situazione di università e ricerca in Italia, e all'estero (notamment aux USA). Vorrei anche dire: differenze fra i PG Odifreddi qui, e gli altri là.
Meditiamo, meditiamo.
Mi dispiace fare il bollettino delle cose che non vanno, ma questa è pesante.
Copio e incollo direttamente perchè ogni tanto smettere di dire che siamo gli eredi dell'impero romano sarebbe cosa buona e giusta.
E se tolleranza zero dev'essere, sia.
Pene senza sconti. E niente pietismiRoberta, 15 anni, parte col suo scooter, col casco e con l'educazione a guidare in sicurezza per sé e per gli altri. A 180 metri da casa, un anziano di 72 anni, Socrate Cacchi, un mese prima colpito da ictus, attraversa la strada, sale in macchina, una golf da 110 cv, parcheggiata nella stessa direzione di Roberta e improvvisamente fa un'inversione ad U.A mo' di cancello, schiaffeggia mia figlia che cade sul cofano, lo scooter a terra. Roberta è ancora viva. Cacchi fa marcia indietro, scarica Roberta a terra e riprende la corsa in avanti. Centra lo scooter e Roberta. Continua ad accelerare, mentre la gente grida di frenare. Lo scooter è infilato sulla ruota a sinistra, Roberta al centro del muso. La incastra con una gamba tagliandola nella carne e spezzandola. Attraversa tutta la carreggiata e va a schiacciare Roberta contro il palo della luce. Lì si spegne il motore. L'auto viene spostata indietro, all'arrivo dell'ambulanza. I soccorsi sono inutili. Roberta non riprende conoscenza, è morta. Il ritiro della patente e la condanna dell'automobilista a due anni e due mesi sono il risultato di un processo abbreviato, nel quale i testimoni non sono stati ascoltati e molte verità sono rimaste nascoste. Da quel 29 aprile '98 siamo entrati in un vortice giudiziario accidentato C'è incidente e incidente. C'è modo e modo di uccidere. L'indifferenza dell'omicida (che ripete essersi trattato solo di un incidente di cui non è responsabile) ci ha impedito di rapportarci con la morte come si dovrebbe. Il risarcimento per la vita di Roberta è valso 80 milioni di lire, compresi i danni allo scooter, la tomba e il funerale. La vita di chi muore com'è morta lei, secondo le assicurazioni d'accordo con i governi, vale zero. L'assassino è libero. Mi sono adattata a questa vita, forse dimentica di com'è la vera vita, memore del dolore sofferto, ora chiuso dentro il petto nel quale scorrono perpetuamente le lacrime in fiume, che, turbolente, consumano in ogni momento della giornata senza passato e futuro. Prima del 29 aprile 1998 la vita, la vera vita. Dopo... Resta l'impegno perché qualcosa cambi. Mi aspetto che il governo Berlusconi metta mano alla giustizia istituendo una corsia preferenziale: processi civili e penali veloci e pene certe per chi causa incidenti stradali. È poi necessario che vengano eliminate le tabelle che quantificano i danni in caso di morte e che i rimborsi delle Assicurazioni siano immediati con il riconoscimento del 100 per cento del danno biologico anche nel caso di morte immediata (oggi il danno è calcolata nella distanza che passa fra l'incidente e il decesso con il risultato che chi muore subito vale zero). La vita ha un valore unico e assoluto, che deve esser riconosciuto come accade in America. Non dimentico qui l'importanza dell'educazione stradale, che deve essere effettivamente insegnata a scuola, né i controlli telematici su tutte le strade per colpire severamente chi infrange il codice della strada con aggravio di pena in caso di appello ai giudici di pace per cavilli burocratici. Un aiuto può venire infine dalla installazione di strumenti informatici sulle vetture per regolare la velocità in relazione alla strada che si percorre e per avvisare della presenza di pedoni. Nuove regole e più severe in nome della giustizia se di giustizia si può parlare di fronte a un omicidio. Lilia Gaviani Dellamore, Presidente dell'Associazione Europea Familiari e Vittime della Strada, 18/04/2008 April 07 noooooooooooo_cose dell'altro mondoFinisce il programma di Piroso, parte la sigla di chiusura, sento una schitarrata alla the edge e penso: ammazza, bravo piroso, gli u2.
dopo un po' sale la voce prociona di...antonello venditti!!!
il superplagiatore!
questa è tremenda.
Dio lo perdoni. April 06 where do the children playDa ieri riascolto in continuazione Tea for the Tillerman di Cat Stevens (1970).
E' un album bellissimo, prodotto da Dio, spoglio ed elegante come i marmi del Partenone, con gemme come la title track, e Wild world, e Father and son.
Cat Stevens ènato in Inghilterra da madre svedese e padre greco-cipriota.
Non riesco a immaginare un incontro più bello di culture e tradizioni per quegli anni, e il portato di coscienza popolare derivato.
Difficile immaginare anche una canzone più bella ad aprire l'album di Where do the children play.
E' attualissima, altro che i discorsi di politicanti e ambientalisti che sbertucciano in tv e sui giornali ciascuno pro domo sua.
Questa è la vera musica 'sociale', non quella dei fighetti engagé che ci ritroviamo.
Io che mi commuovo con certe cose e sembro un pazzo, io non sono di questo tempo, lo ammetto, ed è dura.
Io vengo da un piccolo paese di mare, e son cresciuto zampettando più sulla sabbia che sul cemento, e dopo 10 anni qui a Roma, ancora non mi abituo e sono sbigottito di certe cose che vedo qui e sogno di crescere i miei figli in un posto come quello dove son cresciuto io.
La gente parla, parla, parla, ma qua è tutto uno schifo.
WHERE DO THE CHILDREN PLAY
Well I think it's fine, building jumbo planes.
Or taking a ride on a cosmic train. Switch on summer from a slot machine. Yes, get what you want to if you want, 'cause you can get anything. I know we've come a long way, We're changing day to day, But tell me, where do the children play? Well you roll on roads over fresh green grass. For your lorry loads pumping petrol gas. And you make them long, and you make them tough. But they just go on and on, and it seems that you can't get off. Oh, I know we've come a long way, We're changing day to day, But tell me, where do the children play? Well you've cracked the sky, scrapers fill the air. But will you keep on building higher 'til there's no more room up there? Will you make us laugh, will you make us cry? Will you tell us when to live, will you tell us when to die? I know we've come a long way, We're changing day to day, But tell me, where do the children play?
the importance of being earnest_perlomenoc'è una bella frase fra le altre:
'Tutto pur di non prendersi l’incomodo di discuterne realmente le idee'
qua in Italia si continua a preferire urlare e giustificare i facinorosi pur di non sedersi uno affianco all'altro a parlare, discutere, trovare un punto d'incontro.
niet.
poi ovviamente viva il relativismo, ci mancherebbe.
dài a smaronare col relativismo, poi però se non la si pensa in un certo modo, col cavolo che ci si parla, ci si discute, ci si lavora insieme.
chiarezza, disciplina, confronto, incontro?
ma dove?
nell'italia piccola piccola del 2008?
April 05 quello schifo di lietta tornabuoniIo non voglio entrare nella polemica tutta italiana sul film, non m'interessa.
ho le mie idee e me le tengo senza andare a fare l'evangelista, punto.
ma ha ragione Giuliano Ferrara, dev'essere proprio di un'infelicità assurda lietta tornabuoni, per parlare di
pervertiti, che godono a vedere sullo schermo una ragazzina, quasi una bambina, con il corpo deformato dalla gran pancia della gravidanza avanzata(*).
non è 'deforme', un corpo in gravidanza.
non c'è cosa più bella, indipendentemente dalla 'bellezza' del viso o di che altro della donna in questione, di una donna che aspetta un bambino.
deforme (o 'deformata' dalla inquietante bruttezza che promana - John Lennon direbbe 'crippled inside') sarà lietta tornabuoni.
pervertita a scrivere una cosa del genere, sarà lei.
punto.
April 04 come fece napoleTone a waterloo_respiro quelle facce da senso criticoEcco la trascrizione del discorso di Luca Luciani, sotto il link al video.
Il giornalista della Stampa suggerisce che con quello stipendio, il buon Luca potrebbe regalarsi un corso di storia europea.
Io suggerireri anche un bel corso di italiano.
Tra l'altro, ha uno sguardo malefico, sembra Willem Dafoe nei suoi ruoli da matto (tipo in boondock saints)
Sbizzarritevi tutti con matita rossa e matita blu.
Alla fine Napoleone diventa (misteri di Telecom e Luca Luciani) Napoletone.
LUCA LUCIANI, UNO DEI DIRETTORI GENERALI DI TELECOM, PARLA AD UNA CONVENTION AZIENDALE
Questo è il messaggio a cui tengo molto.
Perchè ho la faccia incazzata?
ho la faccia incazzata... perchè [ghigno malefico, ndr]... respiro... sfiducia [pronunciato sfiduscia, strascicando alla romana]. Respiro... aria di aspettativa. Respiro... quelle facce da senso critico come quando uno vede le partite di pallone non ce la fa sono tutti professori... perchè, perchè la gente legge i giornali, vede il titolo, si rimbalza, si crea dei grandi film che sono tutte cazzate.
Oggi non parlo di Alessandro parlo di Napoleone.
Napoleone a Waterloo, una pianura, in Belgio [pausa drammatica]... fece il suo capolavoro.
Tutti lo davano per fatto, per cotto. Per la supremazia degl avversari, c'aveva cinque grandissime nazioni contro. Delle forze in campo.
Però strategia; chiarezza delle idee; determinazione; forza. Napoleone fece il suo capolavoro, a Waterloo.
Allora, le facce scettiche, le facce di..., non servono a un cazzo.
Questa è una delle aziende più belle che esiste al mondo.
E allora forte di questa convinzione noi dobbiamo dimostrare che questo è un fatto.
Piangersi addosso non serve assolutamente a nnniente.
E come nel momento duro dagli spalti la gente ti dice eeh, la squadra non gira, non corrono...bene.
Correte di più, stringete i denti.
Prova di carattere.
E allora dagli spalti vi applaudiranno.
Perchè voi andrete e segnerete.
Come fece Napoletone a Wat [erloo, si può leggere il labiale mentre finisce l'audio e poi il filmato ndr].
March 28 "L’unica conclusione è che non c’è conclusione"L’unica conclusione è che non c’è conclusione. Dopo due giorni di confronto tra alcuni direttori delle principali testate online europee, il IX Congreso de Periodismo Digital, che si è svolto a Huesca, in Spagna, rinuncia a indicare un modello per il futuro del giornalismo online. Dico subito che non condivido le conclusioni o, meglio, l'assunto che non ce ne siano. Se l’obiettivo era trovare un modello comune, allora è giusto: non c’è conclusione. Ma, a mio modo di vedere, l’errore sta nel presupposto di cercare un modello unico, valido per tutti. Direi, invece, che una conclusione c’è: non esiste un modello di sviluppo del giornalismo digitale valido per tutti, ma tanti modelli, più o meno validi, che corrispondono ai vari giornalismi della nostra epoca. La professione è unica, senza aggettivi, ma con tante declinazioni che corrispondono ai diversi modi di lavorare, informare e trattare le notizie. Nel workshop dei direttori a porte chiuse, si è discusso principalmente della redazione integrata, per tutti l’imperativo del nostro tempo, data la crescita del web e la presunta minore sostenibilità del modello economico dei periodici nei prossimi dieci anni. I giornali devono unificare la redazione dell’online e quella del quotidiano o tenerle separate? E funziona meglio con un direttore o due? Prendiamo l’esempio di “20 minutos”, quotidiano gratuito spagnolo. In questo caso la redazione è stata unificata in un grande struttura a forma di H. I circa cento giornalisti sono distribuiti sul lato sinistro per realizzare il sito web, sul lato destro stanno invece quelli che lavorano per la stampa. Al centro il direttore con il suo staff che si occupa di entrambe le edizioni. Tutto ruota su più turni: la notte 3 giornalisti aggiornano l’online. Dalle 8 alle 15 entrano altri 20 redattori che seguono principalmente lo sviluppo delle notizie sul sito. Dalle 15 alle 2 della mattina arrivano altri 50 giornalisti che realizzano il sito e, principalmente dalle 17, il giornale che andrà in stampa. Il modello, come ha spiegato il direttore, Arsenio Escobar, funziona molto bene. L’obiettivo, per chi fa il quotidiano, è principalmente quello di raccogliere le migliori notizie pubblicate sul web durante il giorno e mandarle in stampa per il giorno successivo. Quello di “20 minutos” è sicuramente un modello efficace. Ma anche quello del Wall Street Journal, unico sito a pagamento, lo è. Solo che quando lo ha applicato El Paìs.com è stato un disastro. Pochi hanno pagato per accedere a notizie che potevano trovare su El Mundo.es in maniera gratuita (e, infatti, El Paìs ha poi fatto marcia indietro). Il fatto è che ci sono tanti modelli e che funzionano a seconda delle specificità dei vari giornali. “20 Minutos” è un quotidiano gratuito, non si compra, si regala. Si può mandare in edicola con le migliori notizie del giorno prima prese dal sito. Ma cosa accadrebbe se questo stesso modello fosse applicato da El Paìs o da El Mundo, dal Guardian o da altri quotidiani a pagamento? Un disastro, io penso. Restare sulla stessa lunghezza d’onda dei propri siti web sarebbe un suicidio per i giornali di qualità che devono impostare la propria sfida all’era digitale proprio sulla differenza, sulla capacità di fornire ogni giorno ai propri lettori un valore aggiunto, fatto di inchieste, esclusive, approfondimenti, riflessioni, che non possono trovare su altri media. Ecco perché El Pais. El Mundo, Le Monde, The Guardian e la maggior parte dei quotidiani di qualità europei hanno scelto la strada di mantenere due redazioni separate con due desk autonomi nelle decisioni, salvo confrontarsi quotidianamente e per le questioni più delicate. Alla fine, la conclusione che emerge dal Congresso è che più che alla integrazione delle redazioni i giornali devono puntare alla integrazione dei giornalisti. In futuro la piattaforma di pubblicazione diventerà sempre più indifferente. I giornalisti dovranno essere preparati a scrivere un pezzo o un commento tanto per l’online quanto per la carta. E sempre di più dovranno sviluppare una cultura multimediale nella comprensione delle notizie e nella loro copertura. E qui arriva il punto della formazione, altro argomento affrontato al Congresso. Come preparare giornalisti con 30 anni di esperienza sulle spalle a impadronirsi delle nuove tecnologie digitali? L’impresa non è facile, come ha sottolineato Enric Sierra, direttore de La Vanguardia.es e vicedirettore del giornale stampato. Molto importante è il convincimento interno della redazione, che deve essere accompagnata nella comprensione delle opportunità che il giornalismo online rappresenta oggi per ogni giornalista. L’integrazione tra i giornalisti non può essere che un processo lento, progressivo, ma inesorabile. Occorre tener presente che il giornalismo online ha una esperienza molto breve, anche se la crescita dell’audience è molto veloce, impressionante per molti aspetti. Ma la strada è segnata. Allora forse è meglio preoccuparsi meno del futuro dei media - carta, web, radio, televisione, cellulare - e cominciare ad occuparsi di più del futuro del Giornalismo. La qualità e la professionalità, le idee e la sintonia con i lettori sono la risposta. E questa è, o dovrebbe essere, l’unica conclusione comune a tutti. tanto va la gatta al lardo«Togliete il video I'm Pd»La concessionaria italiana della proprietà della canzone “YMCA”: il pezzo è ricalcato
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